ADOLESCENZA DI BONARIA

Anno 1992, arazzo, 99 x 99

ADOLESCENZA DI BONARIA
Anno 1992, arazzo, 99 x 99

ADOLESCENZA DI BONARIA
Anno 1992, arazzo, h 99 x 99 cm
Collezione privata dell'artista

Questo arazzo è stato fatto a mente dall'artista, senza nessuna traccia guida sotto. Il luogo rappresentato è quello di Sant'Efisio ad Orune. Sulla sinistra in basso il ruscello e la madre di Bonaria, Speranza, che lava i panni nelle acque che scorrono. I panni sono il rivestimento delle coperte di lana. Vicino al ruscello Bonaria stende sulle piante la lana, che era stata appena lavata dalla madre e dalla “maniale” (operaia). A sinistra il fratello difronte al “lanzone” con il fuoco acceso per fare il formaggio. A destra il fiume. Più in basso il padre con il carro, che sta “segherando”, raccogliendo le fasce del grano, che poi porterà dove verrà pestato dai buoi, per essere separato dalla paglia. La procedura era questa: si scioglievano i covoni, legati con spago di paglia, sul terreno predisposto, ed i buoi lo calpestavano con le zampe e anche con delle mole di pietra o di legno che trascinavano. Dopo ciò il padre raccoglieva tutto, facendo dei montini dentro “l'argiola” e sollevando in aria grano e paglia ancora uniti, con il venticello che si alzava, il grano andava da una parte e la paglia dall'altra. A sinistra in basso le pecore, a destra dalla parte opposta le capre ed il cancello del recinto delle capre. Pecore e capre erano separate e avevano il loro recinto. Nell'angolo in basso a destra delle pernici ed un uccello tra il falco e l'aquila che mangiava i maialini piccoli. A sinistra in basso il cavallo, che mangia vicino al ruscello. A sinistra la parte scura che vediamo è “su cantareddu”, una vasca di pietra da dove sgorgava l'acqua da bere, sopra la fonte appesi ai rami della pianta, gli arnesi per i buoi. In alto a destra “sa pinneta” con dentro il fuoco acceso, lì si andava a dormire. Sopra il ruscello c'è una rupe di pietra e sono rappresentate due divinità del luogo, che Bonaria vede al momento che fa l'arazzo. Sulla rupe andavano i carbonari.
Le piante alte di leccio, ogni anno la forestale tagliava quelle segnate per farci il carbone e lì facevano i forni sul terreno. Le piante venivano abbattute e fatte a pezzi, i forni erano in legno e venivano fatti sul posto. I pezzi di leccio venivano coperti di terra e poi si accendeva il fuoco sotto, molto basso, che rimaneva acceso per 15-20 giorni, così si faceva il carbone. Dalle piante di leccio si raccoglievano le ghiande dolci, per darle da mangiare ai maiali che dovevano essere macellati, la carne era così più buona, per le provviste che servivano per tutto l'anno, prosciutti, capicolli e salsicce.
Tra i lecci abitavano al tempo, degli uccelli tropicali. C'era l'uccello “Maria Picca” che era un uccello di montagna tutto colorato e grande. Poi c'era l'uccello “Trocchedda dorgia” che faceva i buchi nel tronco dell'albero e vi depositava le uova, dopo ne uscivano gli uccelli.

Opera descritta dall'artista e trascritta da Paola Manca

Foto di Paola Manca




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