LA FANCIULLEZZA 1933

Anno 2000, Olio su tela, 155 x 100

LA FANCIULLEZZA 1933
Anno 2000, Olio su tela, 155 x 100

LA FANCIULLEZZA 1933
Anno 2000, olio su tela, h 155 x 100 cm
Collezione privata dell'artista

La località rappresentata è quella di Sant'Efisio ad Orune. In alto le piante de “s'eliche”, di leccio, le piante di ghiande con le quali si ingrassava il maiale per fare i prosciutti, i capicolli e le salsicce, come provvista per tutto l'anno. A sinistra piante giovani di leccio, a destra piante vecchie piante sempre di leccio. Sull'albero di sinistra in alto sono appesi gli attrezzi, che servivano per i buoi ed il carro, le “socas”, i legamenti fatti di pelle di pecora conciati con la cenere. Tra gli alberi una copertura fatta di sughero, ad uso di magazzino, sul terreno sottostante crescevano i fiori, sotto la copertura erano appesi gli attrezzi dei buoi e del carro. L'albero a destra ha una altalena sulla quale Bonaria bambina si dondola, sopra di lei, appoggiato alla pianta, il carro pronto per l'uso, appesi ai rami sovrastanti “su iuvale” e “sas socas” per i due buoi, erano messi lì quando usavano il carro. Al centro la “pinneta”, al suo interno le tavole con sopra i formaggi, che erano stati posti lì dopo la salatura e che ora asciugavano prima di essere portati a casa. Dentro la “pinneta” anche le fuscelle, fatte di giunco, per la ricotta, e la “pischedda” di legno dolce che non tingeva, per il formaggio. Il padre è davanti al fuoco con la madre, il “lanzone” è da una parte, perché il latte dopo essere stato riscaldato a 35-36 gradi veniva sceso dal fuoco per cagliare. Il caglio era fatto di preferenza dallo stomaco piccolo del capretto, ma anche con quello dell'agnello, lo si appendeva ad essiccare e poi veniva messo sotto sale in recipienti asciutti di sughero. Il contenuto dello stomaco costituiva il caglio, quando serviva se ne prendeva un pezzettino, si scioglieva nell'acqua ed era pronto. Il padre mette la ricotta nelle fuscelle per scolare la “iotta”, la scotta. La madre è con la fuscella della ricotta in mano per portarla da un'altra parte perché finisca di scolare sulle tavole. A sinistra il padre riempie un recipiente presso “su cantareddu”, la vena d'acqua che scende fino in basso. Sotto la “pinneta” le pecore chiuse con una recinzione dove c'è l'erba, vediamo anche “sa iacca”, la chiusura della recinzione che divideva le pecore dalle capre. Nell'angolo a destra in basso le capre mangiano le foglie dalla pianta di “chessa”, lentischio, frutto della “chessa”. La madre al fiume lava le coperte di lana del letto, questo veniva fatto ogni “veranu”, primavera. Prima si metteva il lenzuolo di tela e poi quello di lana per il caldo. In basso a sinistra il padre sta crepando su “soru”, l'avanzo del formaggio dal quale si faceva la ricotta.

Opera descritta dall'artista e trascritta da Paola Manca

Foto di Paola Manca




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